Cos’è l’asessualità

Per la stragrande maggioranza delle persone è impossibile immaginare una vita in cui il sesso non sia una cosa desiderabile. La maggior parte di noi ha provato o prova con regolarità attrazione fisica e sessuale nei confronti di altre persone, qualunque sia il gender da cui siamo attratti. Inoltre, viviamo in una società altamente sessualizzata, in cui il sesso è presente praticamente ovunque, tant’è che persone che per un qualunque motivo non ne sono interessate vengono considerate quantomeno bizzarre.

In Italia l’argomento asessualità è stato conosciuto da più persone proprio a causa di una discriminazione di questo tipo, quando in un programma di Radio 2, le conduttrici (tra cui la seguitissima Paola Perego) hanno parlato degli asessuali lasciandosi andare a battute e commenti molto offensivi: probabilmente, a causa della loro disinformazione, le due conduttrici semplicemente non sapevano e non hanno nemmeno considerato che l’asessualità potesse non essere una scelta, ma una semplice condizione o orientamento, trattandogli asessuali come se fossero un movimento contro la sessualità, un po’ come i nazivegani sono contro gli onnivori.

Dunque, poiché “la conoscenza è potere” – soprattutto se fai la conduttrice radiofonica, ma vale anche per tutti noi – in questo articolo scopriamo cosa dice la scienza sull’asessualità: cos’è, come si definisce, cosa la distingue da un disturbo del comportamento sessuale, come viene vista dalla società e come vivono i rapporti di coppia le persone asessuali?

Cos’é l’asessualità

La definizione oggi più accettata dalla comunità scientifica per l’asessualità è l’assenza di attrazione sessuale nei confronti di qualunque persona, di qualunque genere. L’asessualità è sempre esistita, sia negli animali che negli umani, ma in questi ultimi è studiata solo dal 2004, quando è apparso il primo studio relativo a questo fenomeno sul Journal of Sex Research.

La definizione di asessualità rimane aperta, nel senso che potrebbe in futuro includere altri aspetti o essere categorizzata in modo differente: ad oggi viene considerata un orientamento sessuale incluso a pieno diritto nella comunità LGBT+ (nella sigla LGBTQIA la A sta appunto per Asessuali).

Tuttavia, dal punto di vista puramente concettuale, questa definizione è ancora controversa all’interno della comunità scientifica, in quanto l’asessualità è di fatto l’assenza di un orientamento sessuale.

Se distinguiamo infatti l’orientamento sessuale (avere desiderio sessuale nei confronti di qualcuno) da quello romantico (avere desiderio di intraprendere una relazione amorosa con qualcuno) vediamo che gli asessuali sono completamente privi del primo, mentre possono essere attratti in senso romantico da altre persone e avere, quindi, un orientamento romantico, che sia eteroromantico, omoromantico o biromantico.

Per capire perché venga considerata un orientamento sessuale prendiamo allora in considerazione cosa non è l’asessualità:

  • L’asessualità non è la mancanza di desiderio e eccitamento sessuale di per sè: gli asessuali sono assolutamente in grado di eccitarsi sessualmente, non hanno disfunzioni fisiche legate al funzionamento sessuale e molti di loro praticano la masturbazione (che può comprendere anche il ricorrere a fantasie e alla pornografia). Semplicemente, il loro desiderio non è diretto verso l’altro e, anche quando ricorrono a immagini o a fantasie per eccitarsi, le persone asessuali che hanno partecipato agli studi affermano di non percepirsi mai come protagonisti di una tensione sessuale diretta verso qualcuno. Non provano insomma alcuna “connessione” sessuale tra loro e un’altra persona, che sia reale o immaginata.
  • L’asessualità non è una malattia: nonostante la completa assenza di desiderio sessuale sia anche un sintomo di alcune patologie che coinvolgono sia la sfera psicologica che quella sessuale, l’asessualità non può essere considerata una malattia perché non ne ha le caratteristiche. Le persone che si riconoscono asessuali, infatti, non riportano di avere disagi fisici o psicologici per il semplice fatto di essere asessuali: il disagio e la difficoltà può subentrare, come avviene per tutte le altre minoranze sessuali, nel momento in cui si relazionano con l’altro, che non sempre è in grado di capire e includere. Sostanzialmente, non possiamo considerare l’asessualità una malattia esattamente come non viene considerata una malattia l’omosessualità, perché anche se nelle minoranze sessuali ci sono maggiori rischi di disagio psicologico, questi sono indotti dalla società stessa che discrimina le minoranze, non dal fatto di avere un orientamento sessuale piuttosto che un altro.

Oltre a questo, i partecipanti agli studi sull’asessualità riportano vissuti simili alle altre persone della comunità LGBT+ per quanto riguarda il percorso interiore che li ha portati a riconoscere il proprio orientamento, le dinamiche e le difficoltà nel condividerlo con gli altri e l’esperienza della discriminazione.

Le persone asessuali possono avere relazioni di coppia?

Certamente si, perché possono avere un orientamento romantico, quindi provare il desiderio di avere una relazione sentimentale con qualcuno e possono provare questo desiderio per una persona del sesso opposto, dello stesso sesso o entrambi.

Nonostante questo, le persone asessuali che hanno partecipato ad uno studio del 2017 hanno riportato diverse difficoltà nel trovare una persona con cui avere una relazione, tanto che molti di loro non solo non ne avevano una, ma alcuni avevano smesso del tutto di provarci. Solo una minoranza non ne aveva mai avuta una per mancanza di interesse nei confronti di un rapporto romantico.

Per le persone intervistate in questo studio, la relazione amorosa ideale è quella con un’altra persona asessuale, ma trovare un’altra persona asessuale è estremamente difficile: si stima che gli asessuali siano una piccolissima parte della popolazione e bisogna considerare che molti di loro potrebbero non essere inclini a parlare del proprio orientamento o, semplicemente, potrebbero non essere interessati ad una relazione.

Così, molti asessuali cercano un partner tra le persone non asessuali, soprattutto su siti e app di incontri, scontrandosi però con diversi ostacoli, ad esempio:

  • Incontrano molte persone interessate solo o primariamente al sesso: alcuni di loro hanno provano ad usare Tinder o altre applicazioni o siti, trovando però dall’altra parte persone interessate ad incontri di natura puramente sessuale. E anche quando incontrano persone che potrebbero essere interessate ad una relazione romantica, per la maggior parte di queste ultime l’intimità sessuale è comunque uno step preliminare alla relazione amorosa.
  • Devono “negoziare” l’intimità con il proprio partner: ciò che è sesso per le persone asessuali non lo è necessariamente per le persone non asessuali, quindi all’interno di una coppia i due partner devono in un certo senso mettersi d’accordo su ciò che è intimità sessuale per l’uno e per l’altro e può arrivare il momento in cui questa differenza di visioni non sia più sostenibile all’interno della coppia.La persona non asessuale continua infatti a provare desiderio sessuale nei confronti dell’altro, sia esso il suo partner o altre persone esterne alla coppia: a quel punto, la persona asessuale potrebbe decidere di avere comunque rapporti sessuali col partner (nessuna delle persone asessuali intervistate nello studio ha però raccontato di prendere in considerazione questa possibilità), oppure la persona non asessuale potrebbe decidere di avere rapporti sessuali con persone esterne alla coppia e questo potrebbe essere più o meno accettabile da parte del partner asessuale.Il momento più critico riportato dai partecipanti allo studio, però, è quello in cui il proprio partner non asessuale ha provato desiderio solo nei loro confronti e questo ha portato alla rottura della relazione, in quanto loro non erano in grado di corrispondere o soddisfare questo desiderio.

L’asessualità è una questione di genere?

Le persone asessuali che hanno partecipato a questo studio hanno anche raccontato di percepire delle differenze tra essere donne asessuali e essere uomini asessuali, quanto meno nella percezione che gli altri hanno di loro e che viene spesso filtrata da una concezione maschilista – a volte inconsapevole – dei ruoli all’interno della sessualità.

L’asessualità femminile viene considerata una condizione transitoria, un momento “di passaggio”, destinato a finire quando le donne in questione troveranno “l’uomo giusto”. Le partecipanti allo studio riportano di aver ricevuto esplicitamente commenti di questo genere dagli uomini su app e siti d’incontri, nonostante avessero specificato nella propria descrizione di essere asessuali. Questo le ha fatte sentire oggettificate o, nel migliore dei casi, completamente non capite.

L’asessualità maschile invece, nell’opinione comune, semplicemente non esiste. La definizione stereotipata che abbiamo di mascolinità passa non solo dalla capacità di avere quanti più rapporti sessuali possibile (preferibilmente con persone del sesso opposto), ma di averne sempre il desiderio, in qualunque momento, in qualsiasi circostanza. Consideriamo gli uomini sempre pronti e disponibili all’atto sessuale, senza alcuna eccezione, tanto che non ci viene neanche in mente che l’asessualità maschile possa essere un’eventualità.

FONTI:

Bogaert A. Asexuality: What It Is and Why It Matters. The Journal of Sex Research, 2015.

Brotto L.A., Yule M. Asexuality: Sexual Orientation, Paraphilia, Sexual Dysfunction or Non of the Above? Springer Science, 2016.

Vares T. My Asexuality Is Playing Hell With My Dating Life: Romantic Identified Asexuals Negotiate The Dating Game. University of Canterbury, NZ, 2017.

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