L’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, è passato da poco. Questa giornata, insieme a quella che ricorre il 25 novembre contro la violenza sulle donne, è stata istituita per ricordare le conquiste femminili in termini di diritti umani e civili (il diritto al voto, all’aborto, al divorzio, alla denuncia delle violenze e delle molestie sessuali, ecc.) e anche per ricordare quali sono i diritti per cui c’è ancora bisogno di impegnarsi e su quali fronti la parità non è ancora stata raggiunta.
Quando si parla di parità si intende parità di genere, che è l’obiettivo del movimento femminista. Il femminismo (o, meglio, i femminismi) non rivendicano la supremazia delle donne sugli uomini o, in generale, del femminile sul maschile: il femminismo non è maschilismo al contrario.
Può definirsi femminista chiunque creda che tutte le persone, a prescindere dal proprio genere di appartenenza, debbano poter godere di pari diritti economici, politici e sociali. Essere femministi non è un’esclusiva delle donne: ci sono donne femministe e uomini femministi e la sfida del femminismo attuale è proprio quella di coinvolgere sempre più uomini nella conversazione.
L’8 marzo, insomma, non è la festa della donna: è la giornata della parità di genere.
Il genere, o gender, è il punto qui.
Ma sappiamo davvero dare una definizione di genere? Sappiamo quanti e quali generi esistono? Sappiamo qual è la differenza tra il genere e il sesso biologico? Sappiamo davvero cosa significa transgender o quale sia la differenza tra identità di genere e ruolo di genere?
COS’È IL GENERE?
Siamo abituati a identificare il genere con il sesso biologico assegnato alla nascita e a collocarlo all’interno di un sistema binario maschio-femmina. In realtà il sesso biologico è una delle componenti del genere, insieme all’identità di genere e al ruolo di genere. Tutti questi aspetti, insieme all’orientamento sessuale, compongono l’identità sessuale di una persona.
Ne ho parlato in modo più approfondito in questo articolo, ma lo riepilogo qui:
- Il sesso biologico è il sesso con cui si è nati: nella maggioranza dei casi maschio o femmina, ma ne esistono anche altri come quello intersessuale.
- L’identità di genere indica il genere in cui ci riconosciamo. Possiamo riconoscerci in un genere specifico (maschio o femmina) oppure in nessuno dei due o in un genere non definito da questi due poli. L’identità di genere non sempre corrisponde al sesso biologico e quando una persona si identifica nettamente con il genere opposto, sperimenta quella che viene chiamata disforia di genere. Ne parlo meglio più avanti, sempre in questo articolo.
- Il ruolo di genere: l’insieme dei comportamenti che vengono socialmente e culturalmente considerati appropriati e/o indicativi di un determinato genere. Il ruolo di genere non è affatto biologicamente determinato e una persona può decidere se allinearsi ai ruoli di genere presenti nel proprio contesto socio-culturale, allinearvisi in parte, oppure per nulla.
- L’orientamento sessuale indica il genere da cui siamo attratti: possiamo essere attratti da persone del genere opposto o del nostro stesso genere, così come possiamo essere attratti da entrambi i generi binari (maschile e femminile), da tutti i generi compresi quelli non binari oppure da nessun genere. L’orientamento sessuale è una predisposizione naturale dell’individuo: non è mai una scelta né tantomeno il sintomo di un disturbo da correggere e rimane generalmente stabile nel corso della vita, anche se è possibile sperimentare dei cambiamenti nel proprio orientamento.
Possiamo definire quindi il genere, o gender, come l’insieme delle caratteristiche fisiche, sociali e culturali con cui, in base al contesto in cui viviamo, connotiamo l’appartenenza al maschile e al femminile.
VARIANZA DI GENERE, PERSONE TRANSGENDER E DISFORIA DI GENERE
Siamo abituati a identificare il genere nella dicotomia maschile/femminile, in realtà sia il sesso biologico sia il genere presentano delle varianti naturali a questa dicotomia, tanto che il genere viene definito dalla comunità scientifica come uno spettro, in cui “maschile” e “femminile” sono due poli in cui le persone possono identificarsi in modo diverso o non identificarsi: ci sono persone che si riconoscono totalmente nel genere maschile o femminile, alcune che non si riconoscono in nessuno dei due e altre che si riconoscono in una sorta di combinazione tra i due generi.
Questo fenomeno viene definito varianza di genere.
In generale si definiscono transgender tutte le persone che si identificano in un genere diverso da quello assegnato alla nascita e/o che esprimono il proprio genere in modo nettamente differente rispetto ai ruoli di genere socialmente identificati. Possiamo considerare la parola transgender come un termine “ombrello” in cui inserire anche le persone che si definiscono gender queer, non binary, gender non conforming, gender fluid o agender: spesso si preferisce usare questi termini più specifici, in quanto la parola transgender viene confusa con il termine transessuale, che ha invece un significato diverso.
Alcune persone transgender, infatti, sono anche transessuali, ma i due termini non sono equivalenti. Le persone transessuali sono quelle che sentono l’esigenza di modificare alcune delle proprie caratteristiche fisiche e sessuali con interventi chirurgici o ormonali, per allineare il proprio corpo alla propria identità di genere.
Quando una persona prova una netta identificazione con il sesso opposto a quello che le è stato assegnato alla nascita, tanto da provare un forte disagio nel proprio corpo, si parla di disforia di genere. Spesso le persone che provano disforia di genere decidono di intraprendere un percorso chirurgico e ormonale che le porta a completare la transizione dal proprio sesso biologico a quello in cui si identificano.
La disforia di genere non è più considerata come un disturbo psicologico dai manuali diagnostici: si è capito, infatti, che il disagio psicologico deriva piuttosto dallo stress negativo che la disforia comporta, sia dal punto di vista della propria identità, sia dal punto di vista delle relazioni sociali, per il fatto di non riconoscersi nel proprio corpo e nel modo in cui si è percepiti dagli altri.
“VERI” UOMINI E “VERE” DONNE: IL RUOLO DI GENERE
Il ruolo di genere è l’insieme di tutte le convinzioni e le aspettative (ma anche gli stereotipi) che il contesto socio-culturale propone agli individui in base al proprio genere di appartenenza. Questo significa che interiorizziamo i ruoli di genere fin da piccoli perché siamo esposti da subito e in modo costante – dalla famiglia, dalla scuola, dalla società, dai media – alla distinzione maschio/femmina.
I bambini, ad esempio, vengono educati al proprio ruolo di genere fin da piccolissimi, con giochi, attività, vestiti e regole di comportamento diversi in base al sesso, nonostante non distinguano spontaneamente tra maschio e femmina a livello sociale e relazionale: sono gli adulti ad insegnarglielo.
Da adulti, ci ritroviamo poi con una concezione di come debbano essere e cosa debbano fare un “vero uomo” e una “vera donna” per essere definiti tali, che influisce in modo determinante sulla nostra autostima, il nostro sentirci adeguati nelle relazioni sociali e meritevoli di rispetto e amore.
Il ruolo di genere rappresenta un problema quando è limitante per l’individuo, decidendo rigidamente cosa sia “da femmina” e cosa sia “da maschio” in base a delle regole e a delle convenzioni che hanno molto poco a che fare con la biologia e la psicologia di entrambi i sessi. Peraltro, i ruoli di genere ammettono solo la dicotomia maschio-femmina, senza comprendere nessuna delle altre sfumature dello spettro di genere.
I ruoli di genere non sono negativi di per sé: una persona può sentirsi pienamente rappresentata dal ruolo di genere che ha appreso nel proprio contesto socio-culturale e familiare. Ciò che è negativo è la rigidità dei ruoli, che si impone sulla libertà personale dell’individuo e sul suo benessere psicologico.
Questo vale sia per le donne che per gli uomini e per qualunque persona, qualunque sia la sua identità sessuale.
Non esiste una definizione di salute che non contempli la salute psicologica e questa viene seriamente compromessa quando le persone non sono libere di vivere ed esprimere pienamente la propria identità, anche quella sessuale e di genere, costrette in norme e convenzioni sociali (da cui la politica, purtroppo, trae liberamente spunto).
Di questo si parla l’8 marzo: di quanto la parità di genere serva al benessere di tutti.
Una replica a “Cos’è il gender?”
[…] identità, esserne vittima può avere una serie di conseguenze da non sottovalutare, qualunque sia il sesso o il gender della persona che lo subisce, […]
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