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L’identità di genere

Possiamo definire l’identità di genere come il sentimento intimo e profondo di appartenenza e riconoscimento in un genere. Per molt* di noi è stato automatico nascere maschi e identificarsi nel genere maschile o nascere femmine e identificarsi nel genere femminile. Per altre persone invece questo allineamento non è scontato, perché l’identità è qualcosa di complesso, che si scopre e si costruisce anche man mano che cresciamo.

L’intersessualità (persone intersessuali)

Quando nasce un* bambin*, il medico o l’ostetrica assegnano il sesso biologico al* neonat* in base ai caratteri sessuali primari: cosa semplice e priva di intoppi, tu mi dirai. D’altronde, o è maschio o è femmina, giusto? Sbagliato, perché esistono anche le persone definite intersex o intersessuali, ovvero quelle persone che presentano cromosomi sessuali, genitali o caratteri sessuali secondari che non sono definibili esclusivamente come maschili o femminili.

Il genere (o gender)

Quando si parla di parità si intende parità di genere, che è l’obiettivo del movimento femminista che, ricordiamolo, non è maschilismo al contrario. L’8 marzo, insomma, non è la festa della donna: è la giornata della parità di genere. Il genere, o gender, è il punto qui.

L’identità sessuale

Tutt* noi abbiamo un’identità sessuale, anche se non abbiamo una vita sessuale o non siamo interessat* al sesso: è impossibile, quindi, non averne una e iniziamo a svilupparla fin da piccoli. C’è chi vive in modo talmente spontaneo questa dimensione della propria identità che neanche si è mai posto domande su questo argomento, mentre, d’altro canto, ci sono persone a cui la propria identità sessuale può creare disagio, non perché sia sbagliata – infatti non lo è mai – ma perché gli altri, o anche loro stessi, non riescono ad accettarla e questo fa sentire quelle persone emarginate, non capite o addirittura - come dicevamo prima - sbagliate. Altr* ancora, invece, (giovani e meno giovani) la propria identità sessuale la stanno ancora esplorando.

7 cose da vedere, leggere e ascoltare (a tema LGBT e femminista)

Questo è il periodo dell’anno perfetto per leggere e regalare libri, fare maratone di film e serie TV e, se magari abbiamo in programma un viaggio - breve o lungo che sia - passare il tempo con un podcast o un audiolibro in cuffia. Senza la pretesa di essere una classifica, né tantomeno un elenco esaustivo, ecco 7 cose che ho visto, letto e ascoltato quest’anno a tema LGBT+ e femminista e che mi sento di consigliarvi.

Body shaming maschile

La battuta detta “in amicizia” nello spogliatoio della palestra, il consiglio dato “per il tuo bene” al pranzo di famiglia, il commento su Instagram che inizia con “Senza offesa, ma…”. Il body shaming è una forma di bullismo subdola, fatto non solo di insulti espliciti, ma anche di sfumature a cui ci siamo talmente abituati che, spesso, non le sappiamo neppure riconoscere. Fino a qualche tempo fa veniva considerato un problema che affliggeva solo donne e ragazze, oggi c’è più consapevolezza anche sul body shaming maschile.

“Adozioni gay” /1: le coppie omosessuali crescono figli sani?

Nella maggior parte dei casi, il giudizio non è basato su alcun dato, ma è mosso dalla nostra personale esperienza, dalle nostre emozioni e dalla nostra visione del mondo. In psicologia questo meccanismo viene chiamato "psicologia ingenua", ovvero la psicologia del senso comune, che formula spiegazioni e statistiche sulla base di convinzioni personali e stereotipi sociali. È comoda, ma purtroppo non è accurata e, spesso, ci getta fumo negli occhi.

“Vorrei essere più muscoloso” /2: minoranze e stereotipi

Nel momento in cui muscolosità è sinonimo di mascolinità, chi si sente diverso dallo stereotipo può sperimentare vissuti negativi per quanto riguarda la propria autostima e il proprio concetto di sé, oltre a poter incorrere più probabilmente in pratiche estreme per poter cambiare il proprio corpo in favore di quello che sente essere il modello fisico predominante. E alcuni gruppi di persone sono più sensibili di altre a questo stereotipo.